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Un nuovo museo all’aperto in città

Una nuova grande notizia per il territorio gelese e i suoi abitanti che riguarda il patrimonio storico della città. Si tratta dei reperti ritrovati  gli scavi in via Di Bartolo (quartiere Borgo) che ben presto diverranno un museo a cielo aperto. A finanziare il progetto è l’azienda Open Fiber che lo scorso inverno ha fatto emergere i resti di una necropoli di bambini durante la realizzazione della rete in fibra ottica. Gela si riconferma una grande miniera archeologica, ma stavolta non vedrà l’indifferenza delle amministrazioni. Sono in corso gli accordi tra l’azienda investitrice e la Soprintendenza dei Beni Culturali di Caltanissetta.

Sono una decina le tombe rivenute che risalirebbero all’età arcaica compresa tra il VI e il VII secolo a.C. Si tratterebbe del primissimo gruppo rodio-cretese che fondò Gela, rientrante tra le colonie della Magna Grecia. Il metodo di sepoltura da loro utilizzato viene definito ad Enchytrismòs e consiste nel deporre il corpo dell’infante in posizione rannicchiata dentro un vaso in terracotta (pithos).  Assieme a queste, sono riaffiorati un altare e altri oggetti facenti parte del corredo funebre che testimoniano la varietà di usi e rituali funerari diversi. Tra le sepolture anche i resti di un animale erbivoro, probabilmente di grandi dimensioni.

I lavori (che nel complesso richiederanno 140 mila euro di fondi) vedranno la collocazione di pannelli informativi e di un’illuminazione adeguata, mentre al di sopra degli scavi verranno collocato un vetro a livello del piano stradale. Gli abitanti e gli eventuali turisti potranno camminare sopra un vero e proprio cimitero dissepolto.

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