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Giovani Arcobaleno. Verso l’apertura e l’inclusione.

22 Settembre 2020
notizie

Un cambiamento epocale che ha aperto la strada verso la tolleranza. Nel corso dell’estate è nato Giovani Arcobaleno, un movimento spontaneo, divenuto ben presto il primo comitato a Gela a battersi apertamente per i diritti LGBTQ+ e non solo.

La loro prima manifestazione pubblica si è svolta in occasione delle proteste di alcuni gruppi di persone contro la nuova proposta di legge anti-omofobia. Questo gruppo di ragazzi, la cui età media è di vent’anni, ha improvvisato una contro-protesta. Da una parte vi era la fazione di coloro che restavano immobili e, al posto della mascherina chirurgica portavano un bavaglio rosso come simbolo della libertà di espressione che veniva presumibilmente negata. Dall’altra, invece, vi era un gruppo di giovani che sfoggiavano colori sgargianti, nei vestiti e nei capelli, e cercavano di urlare al mondo perché una nuova legge sia essenziale per la loro tutela.

Da quell’episodio, sono iniziati i preparativi per qualcosa di più grande ed entusiasmante. Lo scorso 23 agosto, presso l’ex dogana del lungomare, si è tenuto l’evento Imagine, che ha visto talk-show, musica dal vivo, danza e live painting. L’evento ha trattato temi quali omofobia, femminismo, misoginia e il paradosso dell’inclusione. Ospiti d’eccezione sono stati l’avvocato e attivista Cathy La Torre, e Alessandro Zan che ha spiegato nel dettaglio il decreto da lui firmato.

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A presentare l’evento è stata Carlotta, portavoce principale del comitato, con cui anche noi abbiamo il piacere di parlare.

Com’è nato la nuova realtà di Giovani Arcobaleno?

È partito tutto dalla manifestazione di luglio, in risposta a coloro che credevano che il disegno di legge di Alessandro Zan fosse una privazione per la loro libertà. Grazie alla rilevanza della protesta abbiamo potuto constatare che, effettivamente, l’argomento omosessualità non era del tutto stato aperto qua a Gela. Anzi, in realtà è sempre stato un profondo tabù. Abbiamo dunque sentito di dover creare qualcosa che fungesse da riferimento per persone della comunità LGBT. Da allora il comitato si è ingrandito e in qualche modo prende anche altre branche.

Qual è stato il riscontro che avete avuto, sia da quelli appartenenti alla LGBTQ+ che da quelli esterni ad essa?

Per quanto riguarda gli LGBTQ+, c’è stato un riscontro molto positivo; idem da parte degli esterni. Quando abbiamo aperto la pagina Instagram l’impatto social è stato strabiliante. In soli due giorni abbiamo raggiunto diverse centinaia di followers. Abbiamo ricevuto moltissimo supporto anche da parte di persone adulte e di spessore, di cui la metà non appartenenti alla comunità stessa. Devo dire anche che finora non abbiamo ricevuto critiche, e mi auguro che neanche in futuro si verifichino episodi spiacevoli. Credo che tutti aspettassero un punto di riferimento per la comunità LGBT gelese.

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Come avete fatto a organizzare in così breve tempo un evento come quello del 23 agosto?

Ce lo chiediamo  tutt’ora. A parte gli scherzi, credo si tratti soprattutto di buona forza di volontà. Come dicevo, delle persone adulte ci hanno aiutato, avendo loro un bagaglio di esperienza molto più ampio del nostro, tanto da poter orientarci a non commettere errori. Avevamo anche un budget limitato e molti contributi li dobbiamo anche a realtà come Raptus, SMAF, FARM e Kroma Production. C’è stato un grande gioco di squadra, poiché tutti abbiamo saputo collaborare con grande impegno e responsabilità, definendo un ruolo per ognuno. Una sfida dura ma che ha giovato alla crescita di noi tutti. Questi tre fattori sono stati la santa trinità di Imagine. Tutto il sudore si è trasformato in una grande soddisfazione. Vedere un ragazzino transessuale sotto il palco con la bandiera dei colori transgender è stato qualcosa di indescrivibile. Abbiamo dato voce a lui e a persone come Claudio (un FtM),  Conny, Grazia e tanti altri che volevano urlare al mondo l’inclusione.

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Avete già in cantiere altri progetti per il futuro?

Sì. Abbiamo in programma una serie di laboratori e conferenze che tratteranno di educazione sessuale, diritto civile, disturbi d’ansia e moltissime altre tematiche che non ha direttamente a che fare con l’orientamento sessuale e di genere. Abbiamo coinvolto alcuni psicologi e avvocati che si sono da subito dimostrati disponibili nei nostri confronti. Tutto questo per i tesserati. Abbiamo anche in corso una mostra d’arte sul tema amore ed erotismo, rivolta soprattutto ad artisti emergenti. Il comitato è ancora un po’ acerbo perché nato da soltanto due mesi, ma abbiamo moltissime prospettive e vogliamo dare moltissimo alla città. In più, stiamo considerando l’idea di ripetere Imagine il prossimo anno. Abbiamo moltissima forza di volontà e speriamo sempre in un buon riscontro da parte di un paese che sta affrontando un  nuovo argomento.

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