Elmi ed oricalchi

13 Novembre 2018
Archeologia Ritrovata

Elmi ed oricalchi Sono rimasti sepolti negli strati di sabbia per 2700 anni, nelle profondità del mare di Gela, a poche decine di metri dal litorale di contrada «Bulala». Una zona chiave che in passato ha già restituito i relitti di ben tre navi arcaiche; ma le correnti e le mareggiate continuano a “risvegliare” tesori dormienti della città greca di Gela.

Nel 2014, grazie a volontari e militari della capitaneria di porto, riaffiorano dal mare di Gela, a soli tre metri di profondità da una nave naufragata, i primi 39 lingotti  di un metallo pregiato «mai trovato prima d’ora al mondo in forma grezza», frutto di una lega di metalli composta per l’80% di rame e per il 20% di zinco e realizzata con tecniche avanzate, la cui lavorazione, i coloni geloi di origine rodio-cretese avevano appreso dai fenici.
L ‘Oricalco, risalente al VI secolo prima di Cristo, che nell’era arcaica era al terzo posto per valore commerciale, dopo oro e argento, è anche un metallo leggendario, menzionato per la prima volta da Platone nel racconto del mito di Atlantide.

Il rinvenimento del metallo associato al Mito fa si che la notizia inizia a fare il giro del mondo. Numerosi gli studiosi che hanno voluto vedere e studiare i lingotti, custoditi ed esposti al Museo Archeologico di Gela.

Nel 2017 i sommozzatori del reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza di Palermo, in collaborazione con la Sovrintendenza del mare, hanno proceduto al recupero di altri 47 lingotti di oricalco. La giornata di recupero dei lingotti è stata segnata da un’altra grande scoperta. Durante le operazioni, infatti, sono stati recuperati anche due elmi corinzi, un’ampolla massaliota e un’anfora arcaica.

Esposti presso il Museo Archeologico di Gela accanto “all’oro di Atlantide”, i due elmi corinzi sono molto simili tra di loro, inquadrabili nella tipologia dell’elmo diffuso in Grecia tra il 650 e il 450 a.C. Sono costituiti da un’ampia calotta con paranaso rettangolare allungato e da due ampie paragnatidi. Una fila di piccoli fori presenti lungo tutto il bordo serviva per il fissaggio di fodere in cuoio all’interno.
Gli elmi possono essere datati nell’arco del VI sec. a.C.

La sicilia arcaica continua a riaffiorare a distanza di millenni, il mare di Gela si dimostra una miniera archeologica di storia e di cultura.

Promozione turistica attraverso l’esperienza maturata da anni nella valorizzazione di vari settori integrata dal know how e professionalità della struttura operativa con collaborazioni specialistiche ricercando nuovi stimoli economici per la città di Gela.

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