Chiesa Cappuccini

19 Maggio 2018
chiese

Chiesa consacrata alla Madonna delle Grazie ”a Maronna ‘ e razi” (festa celebrata il 2 luglio). Essa sorge sull’antico cenobio dei padri conventuali che vi si trasferirono nel 1481 e che quando cadde in rovina venne ceduto ai padri cappuccini nel 1572. La facciata della chiesa è coperta da lastre di pietra comisana. Essa è caratterizzata da tre ingressi.
Quello centrale più grande ha portali in stile neogotico e strombature di colonnine, un rosone a ruota con vetrata e due torri con cuspidi. Ai lati dell’ingresso principale, troviamo due nicchie con i simulacri della Madonna delle Grazie e di S. Francesco d’Assisi. Sul lato sud-ovest, fino al 1895, esisteva una torre eretta dai Cappuccini nel 1585 per difesa dalle incursioni. In seguito diventò torre campanaria. Attualmente il campanile di tipo a vela è posto sul terrazzo del convento con un’unica campana su cui vi sono delle decorazioni e una scritta.
Dal 1730 al 1733 furono eseguiti dei lavori al di sotto della chiesa atti a ricavare una cripta per la sepoltura dei PP. Cappuccini.
Nel 1867, con la confisca dei beni religiosi, il convento dei PP. Cappuccini, divenuto proprietà del Comune di Terranova di Sicilia, fu trasformato in ospedale civico, in ricovero per trovatelli con alloggio per le balie ed una scuola agraria. Tra il 1935 e 1962 furono costruite le due navate laterali accanto alla centrale preesistente. Nel 1944 venne ricostruita la facciata della chiesa fatta dall’architetto A. Borra.
Il progetto prevedeva l’aggiunta delle due torri con guglie. Nel 1960 venne abbattuto l’ex convento e ne venne costruito un altro che a partire dal 1995 ospita la scuola di teologia.
Ai lati delle navate si trovano ben 7 finestre per ogni lato, nei cui vetri sono istoriate le 14 tappe della via crucis. Una volta entrati nella chiesa noterete un ambiente scarsamente illuminato perché la luce filtra attraverso i vetri opachi delle finestre istoriate con immagini multicolori.
Nella navata sinistra si osservano le statue di S. Antonio da Padova (realizzata in gesso) e di S. Francesco d’Assisi (in legno massiccio- Napoli 1772). Esiste poi l’altare della Vergine degli Ammalati con l’omonimo dipinto del 1700 che proviene dalla chiesa dei Cappuccini di Agira (Enna) e un bassorilievo dello stemma mariano. Infine una fonte battesimale.
Nella navata destra, esistono due confessionali realizzati dai fratelli Costa di Palazzolo Acreide. Nel transetto, si osserva un Crocifisso in legno di pregevole fattura. Nella navata centrale che comunica con le laterali grazie a tre arcate e due finestre bifore, si trovano il coro, il tetto di legno a capriate e 4 finestre rappresentanti S. Corrado, San. Lorenzo, San. Francesco e San. Giuseppe. Dal lato opposto possiamo osservare Sant’. Antonio, San. Bonaventura, la Madonna delle Grazie e Gesù. La parte più importante di tutta la chiesa, artisticamente parlando, è sicuramente l’altare maggiore. Qui vi è un polittico composto da cinque dipinti con cornici di legno intarsiate e una custodia originale del Divinissimo.
I dipinti ai lati rappresentano S. Apollonia, S. Venanzio, S. Cecilia, e S. Vito e furono realizzati da un artista terranovese, Calogero Avvocato, nel 1720. Quello centrale è opera di Filippo Paladino, raffigurante Santa Maria degli Angeli. In basso al quadro si scorge una nicchia che ospita il simulacro della Madonna delle Grazie, statua di legno realizzata nel 1813 dal cappuccino Battaglia. La custodia del Divinissimo è in legno scuro a due ripiani, fabbricato nel 1691 dai frati Girolamo e Vincenzo da Malta.
Vicino l’altare si trova una lapide che rappresenta la pestilenza avvenuta nel 1816 a Terranova di Sicilia. Uscendo dalla chiesa, si arriva sul retro dove sono ubicati la sacrestia e gli uffici parrocchiali. Nel convento, oltre ai dormitori dei frati cappuccini esistono due grandi stanze adibite a biblioteca e a teatrino. La festa della Madonna delle Grazie che ricorre il 2 luglio è una delle più belle, significative di Gela e ad essa partecipa un grandissimo numero di fedeli. Tra di essi vi sono molti devoti che partecipano a piedi nudi alla processione, portando in mano un’effigie della Madonna e un grosso e lungo cero (candelora) inghirlandato da fiori.

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