Bagni Greci

21 Maggio 2018
luoghi di interesse

I Bagni Greci, situati all’interno del circuito urbano della moderna Gela, risultano essere uno degli esempi meglio conservati di impianto termale di epoca ellenistica (IV-III sec. a.C.).

Costruiti a seguito della rifondazione di Gela da parte di Timoleonte, il complesso termale risultava essere, oltre che un’importante struttura per il benessere del corpo.  un luogo di incontro per gli antichi abitanti della città. Non è difficile pensare che personaggi come Archestrato o Euclide, che vissero a Gela  in quel periodo, utilizzarono queste strutture, a testimonianza dell’importanza storica dei siti archeologici presenti nel territorio.

Il complesso è caratterizzato da 3 ambienti, di cui due con  gruppi di vasche in terracotta.   Nel primo gruppo le vasche sono disposte a ferro di cavallo,   mentre il  secondo gruppo, costituito da ben 22 vasche,  disposto circolarmente; presente inoltre  un ambiente sotterraneo, ipocausto, dove veniva acceso il fuoco per riscaldare l’acqua destinata al  primo gruppo di vasche.

I Bagni Greci di Gela risultano essere  l’unico complesso di questo tipo  in Sicilia. Esso trova confronti con analoghi impianti greci di Delfi, di Olimpia, di Colofone, di Gortys, pur essi databili tra il IV e III sec. a.C.
La datazione è confermata dal ritrovamento di unguenti, di oscilla, di anfore di tipo italico punico, presenti negli ambienti suddetti, nonché dalle monete di età timoleontea, alcune di conio siracusano (Trias: D/Testa di Athena con elmo corinzo; R/Ippocampo), di Gela (D/Testa di Zeus; T/ Testa di Demetra di tre quarti), di tipo siculo – punico (D/Testa di Persefone – Tanit; R/ Cavallo e palma) recuperate sul pavimento (Dip. BB. CC.)

L’edificio venne distrutto nel 282 a.C. a seguito del saccheggio della città da parte dei Mamertini, mercenari campani che non lasciarono scampo alla città ricostruita da Timoleonte qualche decennio prima. Non vi sono tracce di un tentativo di riutilizzo, fatto da mettere in relazione con il trasferimento degli abitanti sopravvissuti nella nuova città di Finziade (odierna Licata)

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