THE SEVEN WONDERS OF GELA

The Cathedral

The Cathedral of Saint Mary Assumed into Heaven…

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Tower of Manfria

An important monument that can be observed in the district …

Timoleon’s Walls

Timoleon’s Walls are the only remaining example of Greek…

The Doric Column

The Doric Column (5th century BC) is one of the most representative…

The Castelluccio

A few miles from Gela, on a hill surrounded by a small pinewood…

The Beach

As a child I used to lay down on the straw-coloured sand of Gela…

The Calendar Stone

Discovered in 2016 by a group of enthusiasts, the Calendar Stone…

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The Cathedral

Beautiful imposing church in the center of Gela. Main facade of neoclassical appearance, suggestive lateral in stone. White baroque interior with golden inserts and dome decorations perhaps too gaudy (certainly work of a little faithful restoration). Beautiful paintings in the side aisles well described and made to stand out.

LATEST STORIES

Dal XVI al XIX

6 September 2016
gela antica

IL 1500 E LE NUOVE OPERE DI FORTIFICAZIONE

Tutto l’arco del 1500 è conosciuto come un periodo di grande crisi per Terranova, a causa dell’indebitamento della città a seguito della ricostruzione delle mura e delle continue scorribande dei pirati barbareschi che avevano messo in ginocchio l’economia marittima.

Ad occuparsi delle fabbriche per la costruzione di nuove linee murarie, bastioni e torri d’avvistamento fu l’architetto fiorentino Camillo Camilliani. Di queste importanti strutture difensive ci rimangono oggi diverse testimonianze tra cui la linea muraria ovest, i bastioni ovest e di porta marina e la spettacolare Torre di Manfria 

L’ETÀ DEI DUCHI

il 1600 segna, tra alti e bassi, una graduale ripresa.

Nel 1606 si registra, rispetto al censimento del 1569, un’interessante aumento demografico con 6724 abitanti, praticamente il doppio nel giro di poco più di 50 anni. Ciò fu innanzitutto permesso dagli importanti investimenti fatti nel territorio intorno la fine del ‘500 dal duca Don Carlo Aragona Tagliavia con risolutive opere idrauliche come la “Diga di Grotticelle” che permise una maggiore irrigazione dei campi. L’iniziativa portò a raddoppiare la produzione cerealicola permettendo anche l’esportazione attraverso il “caricatore”.

Fondamentale fu anche il ritorno della viticoltura, concessa dal feudatario nel 1557 e che permise l’utilizzo di maggiore manodopera ed un rendimento economico decisamente più alto rispetto alla semplice produzione di grano. Nonostante ciò, l’intera economia era quasi del tutto asservita al feudatario che attraverso propri gabellieri e segretari, regolava il flusso delle merci. Non per nulla nel 1606 si registravano circa 3000 nullatenenti, praticamente il 50% dell’intera popolazione.

Diga Grotticelle XVIII

UNA NUOVA FASE DI SVILUPPO

Nel periodo che va dal 1693 ed il 1793, nonostante due eventi tellurici che misero in ginocchio gran parte della Sicilia centro-orientale, Terranova, risparmiata dal terremoto, arrivò a registrare nel 1755 ben 8557 abitanti. La metà del settecento segna anche la fine della grande depressione che aveva portato al crollo delle gabelle e dei taraggi, favorendo il commercio e la proprietà privata, non più del tutto asservita al feudatario.

In tale contesto nacquero nuovi armatori che promossero la costruzione di piccoli bastimenti per incentivare il commercio e aprire la città del Golfo alle nuove rotte del Mediterraneo. 

LA RIPRESA AGRICOLA. I PRODOTTI DI TERRANOVA

Il vino, la soda(prodotto di lavorazione della salicornia) ed il cotone vennero a costituire un’importante fonte di reddito. La soda era particolarmente ricercata dagli inglesi e dai mercanti livornesi, veneziani e marsigliesi per la produzione di saponi. Terranova si trovò dunque al centro di un discreto circuito commerciale che permise l’arricchimento degli armatori che in quegli anni riuscirono a realizzare una flotta di tutto rispetto.

Per consentire un maggiore scambio di merci, in assenza di un porto, la città di Terranova decise la costruzione dei pontili in legno. Il primo venne realizzato all’altezza del caricatore (a poca distanza dal “moderno” porto rifugio”), il secondo sempre in legno in prossimità dell’attuale ex dogana.

Il cotone, prodotto già a partire dal medioevo, quasi del tutto scomparso nel XVI secolo, registra una forte ripresa della produzione a partire dalla metà del 1600. Ma è tra il 1700 ed il 1800 che ingenti quantità vengono prodotte ed esportate in tutto il Regno di Sicilia, Francia, e Regno Unito. Il cotone veniva coltivato con semenze provenienti da Malta perché ritenute di maggiore qualità. Seminato a Maggio, veniva poi raccolto tra settembre ed ottobre.

Piantagione di cotone nella piana di Gela

SCAMBI COMMERCIALI E CULTURALI

È interessante sapere che nei registri doganali del XVI e XVII secolo erano ancora presenti gli schiavi, i quali provenivano per gran parte dagli empori di Malta, per tramite dei mercanti veneziani. Il fenomeno andrà a decrescere dopo la metà del 1600 anche se in alcuni “bandi” di Terranova dello stesso secolo si proibiva ai proprietari di lasciarli erranti per le campagne.

Tra la fine del 1700 e gli inizi dell’800 si registra un ulteriore aumento degli scambi commerciali per via marittima. Nei registri di questi anni viene annotato il commercio delle spugne grezze e di alcuni prodotti dell’interno quali formaggi e noci.

Di particolare interesse il trasferimento di alcune famiglie maltesi a Terranova e viceversa, il che permise l’apertura di nuovi empori. Nonostante ciò, l’imperante presenza del duca di Terranova sulle terre del feudo, limitava grandemente l’espansione economica. Proprio in questi anni si registrano un numero più elevato di contenziosi tra i giurati di Terranova ed il duca, con particolare riferimento all’utilizzo dell’acqua per l’irrigazione dei campi. Buona parte di questi contenziosi vennero vinti dal Duca che mantenne l’utilizzo dei canali principali.

LA FINE DEL FEUDALESIMO E DI UN’EPOCA

L’anno 1789 fu decisamente importante per Terranova. La città del Golfo grazie all’azione dei giurati e dei cittadini più illustri contro il duca Ettore Aragona Pignatelli Cortez, riuscì infatti a riscattarsi dal mero e misto impero, ponendo fine al feudalesimo, il quale limitò molto l’economia locale sino a quel tempo. La sentenza del Real patrimonio del 2 Aprile del 1789 poneva fine ad una contesa che durava da due secoli, inserendo Terranova nel demanio regio.

Il manoscritto proveniente dall’archivio della famigliaMallia intitolato “Dettaglia dello stato di Terranova” (Dufour-Nigrelli 1998) ci offre un quadro della vita economica della città dopo il riscatto ed il ritorno al demanio. A Terranova a quel tempo si producevano 3270 salme di grano, 830 salme di legumi, 300 salme di cotone e salicornia e 240 salme vigneti ed agrumi. A questi si aggiungevano 5500 bovini, 12500 pecore, 100 porci, 800 capre, 400 muli, 300 asini e 200 cavalli.

TERRANOVA E L’IMPERO BRITANNICO

Le vie di comunicazione interna erano praticamente inesistenti e difficoltose per i 400 carri registrati. Il documento non da notizia di naviglio ma ciò non toglie che ve ne fosse in quanto vi sono documentazioni dirette di qualche decennio prima che ci descrivono i rapporti commerciali con Siracusa e Malta.

Dalle notizie riportate da Liliane Dufour, medievista ed autrice di numerose pubblicazioni dedicate a Gela, conosciamo il manoscritto “Ceux de Terranova” opera del barone tedesco Von Riedesel, che descrive i bastimenti terranovesi e gli scambi commerciali con Malta. Egli fa anche un quadro demografico della città, descrivendo come la popolazione fosse raddoppiata nell’arco del XVIII secolo, raggiungendo i 13000 abitanti.

Nel 1812, a seguito del governo inglese dell’isola, il Parlamento siciliano redasse una nuova costituzione eliminando i privilegi dei feudatari. Sempre nello stesso periodo Terranova venne eletta capoluogo di un distretto che comprendeva le città di Mazzarino, Butera, Niscemie Riesi.

In questo contesto l’economia della città si ampliò ulteriormente, in quanto unico porto del distretto e sede di scambi commerciali diretti verso l’Impero Britannico.

Pontile sbarcatoio 1912

L’UNITÀ D’ITALIA E L’INGRESSO NELL’EPOCA MODERNA

L’unità d’Italia segna alcuni particolari cambiamenti per la città del Golfo. Nel 1862 la città assunse la denominazione “Terranova di Sicilia” per distinguersi da altre Terranova presenti sul territorio nazionale, entrava inoltre a far parte di una provincia con capoluogo Caltanissetta. In questo periodo a determinare la vita politica ed economica della città del Golfo sono i ricchi possidenti iscritti alle liste elettive, coinvolti in gran parte nel commercio dello zolfo e del gesso. Questi prodotti vivacizzarono il commercio di Terranova, e nel 1873 il porto terranovese si classificò ottavo nelle esportazioni complessive siciliane con bel 112000 tonnellate.

Nel 1912, a seguito dell’aumento dei tonnellaggi in esportazione, si decise finalmente di costruire un pontile sbarcatoio, prima opera in calcestruzzo armato della città. Il pontile, tutt’ oggi presente anche se in stato di decadimento, rappresentò per quasi un secolo un fondamentale punto di scambio per il commercio locale.

Ascesa e declino di Eraclea Terranova

6 September 2016
gela antica

ASCESA E DECLINO DI ERACLEA-TERRANOVA

Tra fine del XIII. e gli inizi del XIV sec. la città di Eraclea, a cui si era associato il nome Terranova, aveva assunto un ruolo primario in Sicilia. Il cronista Saba Malaspina la elencava tra le principali città dell’epoca, ricca e fiorente nei commerci. L’importante produzione cerealicola ed una vivace attività commerciale avevano fatto sì che a Terranova venissero ad “abitare” importanti famiglie nobiliari nonché numerosi ordini religiosi. Non c’è dunque da stupirsi che anche Eraclea-Terranova fosse direttamente coinvolta negli scontri che di lì a poco avrebbero trasformato la Sicilia in un sanguinoso campo di battaglia.

LA GUERRA DEI VESPRI

Scrive il Mugnos nei “ReguagliHistorici del Vespro Siciliano”: i primari congiurati contro i francesi (angioini) furono: Bajamonte da Eraclea (Terranova), Gualtiero da Caltagirone, Bongiovanni da Noto, e Giovanni da Mazzarino, i quali credendosi mal dall’Aragona, ribellarono e coi loro seguaci vennero strangolati nel campo S. Giuliano in Caltagirone il 21 Maggio 1283”. Tale notizia ci conferma che anche Terranova fu coinvolta nelle lotte per il potere, che vedevano da una parte il papato dall’altra l’impero, e che ne fu anzi una delle protagoniste principali. La Mantia, nel suo codice diplomatico, ci dà inoltre notizia della costruzione a Terranova di galee che furono utilizzate nella battaglia navale tra la flotta siciliana e quella gallo-napoletana del 1287, notizia che ci permette di supporre che esistesse già a quel tempo in Terranova, un cantiere navale tale da consentire la costruzione di galee. La guerra indebolì molto la città e le devastazioni degli eserciti colpirono anche le campagne e le produzioni locali

L’IMPIANTO URBANO E LE CHIESE

Terranova ospitava anche un quartiere ebraico, la Giudecca, e secondo i registri vaticani nel 1308-1310 in città vi si trovavano ben 22 chiese, tra urbane e rurali (contro ad esempio le 16 di Piazza Armerina, le 19 di Caltagirone che erano due tra le più importanti città siciliane), tra cui ricorrono i nomi di Santa Maria della Platea, San Nicolò di Platea, Sant’Antonio, San Giovanni, Santa Chiara, San Pietro, Santa Maria Annunziata, San Nicola della Giudecca, San Giuseppe (Sant’Agostino), San Giacomo, Sant’Ippolito, Santa Maria di Settefarine, Santa Maria di Betlemme, San Francesco ecc. Il muro di cinta, della cui esistenza si ha notizia certa fin dal XIV secolo, ma che molto probabilmente era stato innalzato nel secolo precedente, chiudeva la città federciana nella parte orientale della collina, dal castello al vallone Pasqualello, ed aveva inizialmente solo quattro porte: porta del Castello, detta anche porta Prenestina (poi porta Vittoria) verso est, a nord porta Caltagirone, a sud porta Marina e ad ovest Porta del Salvatore poi porta Licata. Di queste porte solo una è sopravvissuta ai rifacimenti dei secoli successivi, Porta Marina, riscoperta qualche decennio addietro, risulta essere un rarissimo esempio di architettura difensiva del XIV sec. Reperti ad essa connessi ed ampi pannelli descrittivi, sono oggi esposti all’interno del Museo Archeologico Regionale di Gela.

Porta marina

CASTELLI E TORRI

Tra il XIII ed il XIV secolo vennero costruite numerose strutture difensive di cui ci rimangono oggi numerose testimonianze. Il Castelluccio è tra gli impianti difensivi più interessanti ed integri del territorio; situato sopra una collina, domina la piana di Gela, splendido esempio di architettura difensiva medievale. Presenti nel circuito urbano murato due torri circolari ed una a base quadrangolare. Quest’ultima, rivolta a sud, era una delle torri più imponenti del Castello cittadino.

LA PESTE E LA GUERRA: UN PERIODO DI STRAGI

Ad una veloce ascesa segui nei decenni successivi un’altrettanta veloce ed inesorabile rovina. Situata al centro di un ampio golfo, la città era esposta alle incursioni dei pirati barbareschi che ne condizionarono le esportazioni ed il commercio. A ciò si aggiunge la “peste nera” del 1347-48 che grazie alla “pax mongola” dalla Cina era giunta in Europa. La Sicilia fu una delle primissime regioni ad essere colpite, con particolare violenza sulle città costiere: si pensa che in quel periodo più di un terzo della popolazione europea morì. i cronisti del tempo descrissero tali eventi come il preludio alla fine del mondo. All’indomani della peste nuovi pericoli si affacciavano sugli orizzonti del golfo: Terranova partecipò alla guerra tra Latini e Catalani, per istigazione del capitano Luca Cannarioto, dalla parte dei latini. La città fu più volte assediata e le perdite furono numerose, finchè nel 1360 assediata dal catalano Don Artale Alagona, essa si ribello al capitano, buttandolo giù da una torre di legno adiacente a porta Caltagirone, ritornando ad obbedire al re Federico IV.

Illustrazione di Madè (estratto dal libro Federico II di Svevia tra mito e realtà 1996)

L’ASSEDIO DEI SARACENI

La città nella seconda metà del XIV sec. venne a perdere la sua importanza, più che dimezzata nella sua popolazione (1500 abitanti), nel 1366 fu ceduta in feudo a Manfredi Chiaramonte.

La popolazione si ritirò nella parte occidentale del circuito urbano a ridosso del castello, costruendo un muro divisorio all’altezza del Duomo, lasciando in abbandono il circuito orientale. In quegli stessi anni gli attacchi dei saraceni divennero sempre più frequenti, disseminando il terrore nelle campagne e tra i marinai. Nel 1393 una grande incursione prese d’assedio la città arrivando ad espugnarla e segnando la prima distruzione della città medievale.  In Eraclea si trovò il vescovo di Siracusa Tommaso de Herbes il quale venne catturato assieme ad un migliaio di abitanti che vennero resi schiavi.

POSTCARDS FROM GELA

HOW TO GET THERE

L’aeroporto più comodo per raggiungere Gela è quello di Comiso, che dista solo 42Km. Atterrati a Comiso, potete usufruire del servizio taxi o nel caso voi vogliate usufruire dell’auto, all’uscita dell’aeroporto, svoltate a sinistra e percorrete la SPS che costeggia la città di Vittoria che confluisce nella SS115; percorretela per 32 km fino allo svincolo per Gela.
Se si atterra invece all’aeroporto di Fontanarossa di Catania, potrete usufruire di servizio taxi o procedere in macchina percorrendo la SS194 e proseguite per 3 km; successivamente diventerà poi SS417, percorretela per 63 km sino a confluire con la SS117bis. Dopo 16 km arriverete a Gela

Se volete raggiungere Gela con la vostra auto, presupponendo l’arrivo in traghetto da Villa San Giovanni (RC) a Messina (ME) dovrete imboccare la A18 (Messina-Catania) e percorrerla per circa 120 km in direzione Catania (CT).
Da Catania la strada più breve non prevede il pedaggio autostradale.
Dopo qualche km della A18 all’uscita Catania ci si immette nella SS417 in direzione Gela. L’alternativa è quella di percorrere l’autostrada A19 (Palermo-Catania) sino allo svincolo per Caltanissetta e da li imboccare la SS626.
Proseguite per circa 40 km sino ad imboccare la SS 115 che vi porterà a Gela

Per chi volesse viaggiare in bus, potrà farlo attraverso le varie autolinee che offrono itinerari extra regionali.
Qualora la vostra autolinea non effetti una tratta diretta per Gela, potrete scegliere come punto di arrivo Caltanissetta (CL) arrivando in questo caso alla fermata di via Rochester. Da qui potrete prendere il bus per Gela.

Chi arriva in treno, dovrà necessariamente effettuare un cambio a Siracusa o Catania. Da lì è possibile prendere il diretto verso Gela.
Arrivando alla stazione di Gela potrete spostarvi con il bus che troverete nel piazzale adiacente.