21 a scalare

21 a scalare

7 Febbraio 2019
giochi antichi

La rubrica dedicata ai giochi di una volta nasce con l’intento di far conoscere ai più giovani come, i propri genitori, trascorrevano piacevoli giornate, ricorrendo a giochi semplici che, ahimè, rischiano di perdersi nella memoria.

Quando gli smartphone o i tablet non erano ancora nati, i ragazzi trascorrevano ore e ore per le strade, in compagnia di combriccole di amici, all’insegna del sano divertimento.

Si ricorreva a giochi semplici, giochi realizzati con materiale povero, giochi scaturiti dalla fervida fantasia.

Ci si divertiva così, all’aperto, senza spendere soldi, senza distinzione di ceti, socializzando tutti, dando sfogo a tutte le irrequietezze e ricercando quella libertà che nelle case non si poteva certamente avere.

Sarebbe auspicabile far conoscere ai ragazzi di oggi i giochi semplici del passato, e poter far rivivere così le emozioni dei vecchi e sani giochi di una volta!

Prendete il pallone… “iucammu ‘o 21 a scalari”

Quante volte da bambino assieme agli altri miei compagni di giochi c’è capitato di sentirci gridare dietro da adulti scocciati per le pallonate alle loro porte: “vu tagghiu su palluni”!

Il pallone, senza ombra di dubbio, è stato il fido compagno di giochi della nostra infanzia.

Chi non ricorda il mitico “Super tele” cosi leggero che ad ogni tiro di una certa potenza, prendeva delle traiettorie impensabili, oppure il “Tango” il pallone di cuoio per eccellenza che rappresentava per il bambino che lo possedeva motivo di vanto.

Tra i tanti giochi che si potevano effettuare con il pallone, ricordo con piacere il “21 a scalare”.

Ci si ritrovava in strada e si sceglieva una “porta” che, spesso, corrispondeva a una saracinesca di un garage, o nell’assenza di essa, si tracciava sul muro con una pietra o gessetto l’ipotetica porta.

La “conta” iniziale, stabiliva chi doveva finire in porta.

Ogni giocatore iniziava con un punteggio di 21, mentre, il portiere, partiva con un punteggio un po’ più alto, in genere 22 o 23.

I giocatori dovevano eseguire dei passaggi a volo con il pallone e, dopo il primo passaggio, si poteva tirare in porta.

Ad ogni goal effettuato il punteggio di colui che al momento si trovava in porta, decresceva di un punteggio variabile, a seconda di come si “subiva” il goal.

Il classico goal di piatto faceva diminuire il punteggio di 1 punto, il colpo di testa di 2 e così via…chi riusciva ad effettuare un goal in rovesciata vedeva addirittura diminuire il punteggio del portiere di ben 6 punti.

Il giocatore che effettuava un tiro, parato però dal portiere, non finiva in porta e poteva continuare il gioco.

Finiva invece in porta, solo il giocatore che effettuava un tiro “fuori”.

Se a gioco iniziato un giocatore voleva unirsi, poteva farlo, con l’unica regola di andare direttamente in porta.

Chi stava in porta e si faceva segnare diversi goal veniva man mano eliminato non appena il punteggio scendeva sotto lo zero. Vinceva il gioco, chi arrivava, a seguito delle eliminazioni, ad avere il punteggio più alto.

Nostro malgrado, certe volte, il gioco veniva interrotto, dall’ingresso in “campo” di casalinghe agguerrite “armate” di bastone che, poverine, erano stanche di sentire le nostre urla e le “pallonate” che talvolta finivano contro le loro finestre.

In questi casi si recuperava velocemente il “fido” pallone e si scappava a “gambe levate”!

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